ControPiede

Cosa rischiamo davvero in Emilia-Romagna

La cosa che più preoccupa delle elezioni di domenica non è tanto il rischio per il PD di perdere la sua roccaforte storica o il rischio di crisi politica che ne possa derivare. No, la cosa che ci deve spaventare è che una destra aggressiva e dalla parte delle lobby economiche

possa distruggere un modello sociale che funziona, che è un faro per tutta l’Italia e che è oggi a rischio. Infatti Borgonzoni propone esplicitamente, ad esempio, il modello semi privatizzato della Lombardia per la gestione della sanità. Eccellenze, ma anche esclusività: se paghi hai la tua visita subito, se non paghi tra qualche mese.

In Emilia-Romagna non funziona così. Il modello di sviluppo, solidarietà, cooperazione e alta qualità del servizio pubblico incarnato dall’Emilia-Romagna, magari in difficoltà ma pur sempre un punto di riferimento, rappresenta ancora una alternativa. Molti cittadini di quella regione sono convinti che, essendo quella una tradizione forte e un modello robusto, chiunque vinca possa governare bene, quindi la logica elettorale si sposta sul piano nazionale dove Salvini ha certamente una egemonia. Non sono certo casuali le sue pessime dimostrazioni, ultima delle quali quella del citofono. Invece non è così, non è indifferente chi governi la regione: la destra vuole l’Emilia-Romagna non per abbattere un governo a Roma, che ha comunque un orizzonte limitato, ma per smantellare la speranza di una alternativa che lì esiste e funziona da moltissimi anni.

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