Non si deve aspettare il “picco” o la discesa delle curve drammatiche di questi giorni per avviare le politiche e le scelte della ricostruzione.

A poco più di un mese dall’inizio della grande crisi sanitaria e proprio mentre cresce l’impegno per contrastarla è indispensabile che qualcuno si dedichi davvero a progettare ed avviare le politiche e le scelte della ricostruzione.

Cambiare la narrazione e pensare già adesso alla uscita dalla crisi sanitaria …

… non è solo un suggerimento ma appare come una necessità per tutti, per il Paese, per i cittadini, quale che sia la attività che conducono, per le forze politiche e per queste più che per qualsiasi altro soggetto.

Come il Coronavirus ha infettato la globalizzazione.

Ipse dixit. Lo aveva detto o meglio lo avevano detto. Chi? molti economisti, politici, osservatori,. Tutti tacciati di comunismo, disfattismo e antiprogressismo. Il modello economico globale che si è imposto, con la produzione di beni in Paesi dove la manodopera e le materie prime hanno un costo bassissimo, sotto la pressione del coronavirus, inizia a mostrare le prime crepe.

Pretendere dati reali è un diritto, renderli pubblici è un dovere per rifondare la politica (e anche la sinistra)

Crolla l’Italia? si chiede Gad Lerner e si sente che anche per lui la tentazione è forte. Certo che in questi pochi giorni si è manifestata una tale fila di disastri che schianterebbe un bufalo ottimista, figuriamoci un governo.