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Il Ponte Morandi – gli effetti su Genova

Le morti avvenute sul Ponte di Genova appartengono alla categoria peggiore, quegli eventi in cui muoiono persone che erano uscite di casa senza aspettarsi nulla di particolare, salutando come tutti i giorni. In questo, sono atroci come gli incidenti sul lavoro o nel traffico. Inoltre, molto più del normale hanno colpito ragazzi e giovani: fra i morti, gli anziani sono stati solo un terzo di quello che sono fra tutti gli italiani. A questi giovani, abbiamo sottratto il diritto a giocarsi la propria vita, buona o cattiva che essa fosse destinata ad essere. Ma non voglio scrivere di emozioni, piuttosto dell’impatto logistico sul futuro della città.  Genova ha la forma di un pettine, col dorso appoggiato alla costa e i denti nelle valli dei torrenti che scendono dall’Appennino, che è vicinissimo al mare: da ovest Cerusa, Leiro, Varenna, Chiaravagna, Polcevera, Bisagno, Sturla, Nervi … Corsi brevi e dislivelli forti, su un territorio molto urbanizzato ove il terreno non assorbe nulla. In più, le aste sono spesso “tombinate” (cioè coperte da strade). Non c’è da stupirsi che periodicamente a Genova ci sia un’alluvione disastrosa: 1970, 1992, 2011, 2014 ecc.
Dal punto di vista dei collegamenti, si comprende come il “dorso” sia strutturalmente congestionato e, in fondo, sia più facile il percorso Sud Nord che quello Est Ovest. Da qui nasce l’assoluta necessità di tangenziali orizzontali, ruolo che viene svolto dai tratti terminali delle autostrade A10 (da Ventimiglia, detta anche “Autostrada dei Fiori”) e A12 (dal Levante, anche “Autostrada Azzurra”). Due autostrade invece vanno verso la pianura padana: l’autostrada dei Giovi, da Genova ovest sul fianco sinistro della valle Polcevera, e quella del Turchino, da Voltri per la valle del Cerusa.  Le autostrade “orizzontali” sono state realizzate principalmente fra gli anni ’60 e ’70 e ovviamente passano di valle in valle quasi interamente con ponti e gallerie. L’autostrada da Ventimiglia, in particolare, terminava col ponte Morandi, che la portava ad immettersi sull’autostrada dei Giovi, scavalcando il Polcevera. Bisogna ricordare che il nodo genovese ha in realtà una duplice funzione: accanto al servizio alla città, anzi su questo prevalente, c’è la funzione di servizio al Porto, che si estende sia ad est che ad ovest della foce del Polcevera. In ogni caso, i volumi i traffico sul ponte negli ultimi trent’anni sono quadruplicati, sottoponendo evidentemente la struttura ad una forte sollecitazione. Per questo, da tempo si avvertiva l’esigenza di affiancare all’autostrada e al ponte un’altra via di scorrimento da ovest fino alla Genova Milano, via convenzionalmente nota come “Gronda ovest”. Il progetto, avanzato già negli anni ’80, ha avuto un iter lunghissimo e travagliato, è stato sottoposto a procedura di “debat public” nel 2008 – 2009 (con modalità contestate, non senza qualche ragione, dai comitati No Gronda), ha superato tutte le ulteriori fasi autorizzative e avrebbe dovuto partire operativamente a fine 2018. Il tempo trascorso è dovuto in parte anche alla forte contrarietà del Movimento 5 Stelle, di Beppe Grillo in persona e dell’attuale ministro Toninelli, ma anche di buona parte della opinione di sinistra genovese ed alla mancanza di fermezza del nostro ex sindaco Doria.

Oggi la città è spezzata in due, ad est restano il centro, i quartieri residenziali di Levante, Sampierdarena, parte del porto. Ad ovest Cornigliano, Sestri Ponente, Pegli, Voltri, l’aeroporto e la parte maggiore del porto, il centro universitario e di ricerca di Erzelli (IIT). I collegamenti viabilistici fra il centro e l’ovest per ora sono possibili solo su due assi urbani: via Cantore via Cornigliano, itinerario tradizionale urbano attraverso il centro di Sampierdarena ed il nuovo percorso lungomare Canepa strada a mare Guido Rossa, ma … essi convergono entrambi su piazza Savio a Cornigliano, prima di permettere l’accesso al casello autostradale ad Ovest. Immaginatevi la congestione. Si sta lavorando adesso questi giorni per aprire una connessione diretta per il traffico pesante portuale attraverso le aree ex Italsider verso il casello di Genova Aeroporto, la cosiddetta “strada del Papa”. Potrei allegare un articolo di giornale, nel quale la nostra amministrazione, decaduta l’anno scorso, ne garantiva l’apertura entro il 2012.  Avete letto bene: entro il 2012: nel fatto del Ponte, nessuno è senza colpe.

In conclusione, ad essere colpita non è tanto la connessione di Genova con la pianura padana,  che resta possibile attraverso le autostrade Sud Nord, e neanche troppo il traffico da e per il porto. Soffre invece il flusso Est Ovest. Per il traffico commerciale, si tratta delle provenienze dall’Italia centromeridionale verso la Provenza, Barcellona e la Spagna, e viceversa: il percorso risulta aumentato di una settantina di chilometri. Non sono interessate invece le destinazioni verso il lionese e più a Nord. In sostanza, problema grave, ma non decisivo.
Molto più gravi i riflessi sulla vita della città. I collegamenti fra le “due Genova” sono in pratica lasciati solo alla ferrovia, la modestissima metropolitana di Genova si ferma in sinistra Polcevera a Certosa. Bisogna sapere che sia ad est che ad ovest ci sono ampie zone di residenza, poi a levante c’è il Comune, gli ospedali principali, buona parte dell’università, molti centri di direzione; ad ovest tutto quel che resta di industria manifatturiera e il polo di ricerca di Erzelli. I prossimi anni saranno difficili, per Genova e per i genovesi, soprattutto per i lavoratori pendolari.

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