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La brutta situazione italiana e la necessità di un’opposizione sociale

L’evoluzione del quadro politico italiano nel corso di questa estate appare sconfortante, almeno per tutte le persone di idee e valori progressisti. Eppure la maggioranza di governo, che riscuote un successo travolgente in tutti i sondaggi d’opinione e nelle intenzioni di voto, mostra diverse contraddizioni nelle quali l’opposizione potrebbe cercare di affondare qualche colpo, se avesse la forza politica per farlo.

La questione sempre più all’ordine del giorno è l’immigrazione, intesa in senso ampio, e le scelte messe in campo dal ministro Salvini (con il benestare del collega grillino Toninelli che, a dire la verità, sarebbe il vero titolare della gestione dei porti ecc) mirano a dettare un’agenda mediatica fatta di iniziative eclatanti e soprattutto polarizzanti. Queste scelte, a volte al limite dell’inumano (e stabiliranno dei magistrati se nell’alveo della legalità) hanno la caratteristica di dividere l’opinione pubblica in fronti contrapposti, senza possibilità alcuna di mediazione o di approfondimento su un tema delicato e complesso. Eppure, la sensazione è che questa teatralizzazione del problema sia una partita destinata a non poter durare ancora a lungo.

Quando è crollato il Ponte Morandi, tutto il Paese si è stretto attorno a Genova ferita. Ma nelle ore e nei giorni successivi, quando la politica ha iniziato a interrogarsi sulla gestione dell’emergenza e sulle azioni da mettere in campo, la frattura tra le anime del Governo è emersa chiaramente. Il M5S, utilizzando anche espressioni improprie come “nazionalizzazione”, ha puntato il dito contro le concessioni fatte in malo modo, le privatizzazioni “all’italiana”. La Lega, che dai Benetton oltre tutto ha ricevuto notevoli finanziamenti e che nella stagione di governo berlusconiana quelle concessioni le ha scritte, ha trovato il modo di uscire da un possibile stallo facendo la cosa che da sempre, ma in particolare da quando c’è Salvini, sa fare meglio: prendersela con gli immigrati.

Nasce in quei giorni convulsi il caso della nave Diciotti, una nave della Guardia Costiera italiana ormeggiata a pochi metri da un porto italiano ma con il divieto di sbarcare 177 profughi eritrei, condannati a subire questa ennesima disgrazia dopo tutte le precedenti subite nel viaggio e nella fuga da quel regime a cui l’ex consigliere lombardo di AN Prosperini vendeva armi e munizioni. La vicenda Diciotti ha mostrato due cose almeno: 1) Salvini vuole alzare la tensione a tutti i costi; 2) l’Italia non ha una strategia internazionale. Da queste due evidenze le conseguenze inevitabili dell’apertura di una inchiesta contro il ministro dell’Interno e la sconfessione del primo ministro Conte rispetto agli esiti del vertice europeo di luglio.

Salvini ha incontrato Orban a Milano. L’opposizione ha riempito Piazza San Babila, e questa è sempre un buona notizia, mentre i due leader gettano le basi di una strana alleanza tra opposti nazionalismi: l’Italia, se sceglie come alleati i membri del gruppo di Visegrad, non avrà certamente sostegno nella gestione dei profughi, ma questo a Salvini non serve davvero. Nella sua narrazione, un’Europa che volta le spalle fa fruttare molti più consensi. Il M5S invece non ha alcun interesse nel favorire questa prospettiva, tuttavia non ha una strategia di collocamento politico sovranazionale (dopo il fallimento delle trattative con i liberali dell’ALDE) e lascia spazio di manovra all’ingombrante alleato. Con le elezioni europee alle porte, è urgente una opposizione che riesca a sfidare il governo non tanto inseguendolo, quanto sfidandolo sulla promessa di dare risposte ai temi sociali (disoccupazione e bassi redditi) dei quali, finora, non si è più sentita voce.

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