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Finanziamento FCA, la sinistra con il respiro corto?

Molto il rumore per la richiesta di FCA di un prestito garantito a sostegno della produzione italiana e forte discussione nel centrosinistra.

Con la richiesta di Fratoianni di LEU e Orlando del PD (poi stoppato da Zingaretti) di subordinare l’accettazione al rientro della sede legale in Italia e l’approvazione in Commissione Finanze della Camera di un emendamento al decreto Liquidità presentato da LeU che esclude le imprese con sede legale nei Paesi  europei, definiti  paradisi fiscali, dagli aiuti di Stato messi a disposizione dal governo italiano. Che Bentivogli di FIM-CISL ha bollato come “populismo da salotto”.

La domanda è: come mai si è aperta subito una discussione più ideologica su dove si trova la sede fiscale (ma non è l’unica azienda) anziché sulla occupazione del gruppo in Italia (85mila dipendenti e 250mila dell’indotto), sul futuro del settore auto e sulle tipologie di prodotto, sul tema dell’inquinamento ambientale che tanto è stato all’attenzione della pubblica opinione prima del Covid?

C’è una nostra proposta di strategia di settore, chiara e articolata, che utilizzando la leva del finanziamento, possa indurre cambiamenti di mercato,  stimolare nuovi stili di mobilità urbana come la condivisione dei mezzi privati di trasporto e la distribuzione del delivery food e non food  (i prodotti consegnati in giornata)? Già tra non molto le aziende automobilistiche, come producono oggi, non ci saranno più e stanno ripensando nuovi tipi di veicoli.
Non serve rottamare i veicoli più inquinanti, furgoni compresi? Quelli che vengono bloccati dai divieti temporanei di circolazione o permanenti nei centri cittadini, un quinto del totale? 3,7 milioni di Euro 2, 1 milione di Euro 1 e 3,5 milioni di Euro 0, le più inquinanti di tutte?  In Italia sono 14,5 milioni i veicoli (diesel e benzina Euro 0, 1, 2, 3) su un totale di circa 38 milioni.
E immaginando che i veicoli inquinanti siano proprietà di chi ha minore disponibilità economica, non potrebbe essere una occasione per destinare contributi a fondo perduto per incentivare la sostituzione con veicoli a basso inquinamento, ibridi o elettrici?
Occorre anche sostenere la riconversione dei grossi veicoli del trasporto, il parco circolante italiano risulta essere tra i più datati d’Europa; i veicoli di portata uguale o maggiore alle 16 tonnellate hanno un’età media di 11 anni, e saranno necessari  una decina di anni per sostituirli tutti.

C’è una proposta di Legambiente per lo switch off europeo dei veicoli più inquinanti, compresa la fine del diesel entro il 2025 (una data su cui già si discute in Germania, Olanda e Norvegia, paese extra UE) a sostegno degli Accordi di Parigi sul clima per la riduzione di 2 gradi del riscaldamento medio globale.

La discussione a sinistra non dovrebbe riguardare quindi  maggiormente come contribuire allo sviluppo economico e alla creazione di nuovi posti di lavoro investendo nel settore del trasporto sostenibile, dotare il nostro Paese (e non solo) di sistemi di più efficienti, ridurre le emissioni di gas serra, gli inquinanti e il rumore urbano piuttosto che perdersi in discussioni di corto respiro? Con le idee chiare si possono impegnare trattative forti su obiettivi precisi, ci serve più coraggio, ce la possiamo fare.

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