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Turismo 2020 nelle Alpi – monte Barone

Le condizioni di quest’anno ci fanno guardare con più attenzione a qualche meta turistica vicina. Io ho scoperto questo gioiello a poco più di cento chilometri da casa. Ho sempre amato la montagna d’estate: grandi spazi, e, se appena si evitano i luoghi più noti, anche grandi silenzi e tranquillità che aiuta a pensare un po’.

Intorno a Milano, però, sui monti più belli sono già salito più e più volte. Col caldo dell’estate c’è bisogno di andare in alto ma i lunghi percorsi per andare lontano si giustificano solo per passarci un periodo di diversi giorni. Che fare?

Questa volta, su consiglio di un amico, ho deciso di andare in Val Sessera. Non sapete dov’è? Beh, neanch’io lo sapevo. Diciamo che è una valle minore, che poi confluisce in Valsesia: provincia di Biella, dopo lo svincolo di Ghemme (terra di grandi vini, come il Gattinara), per Borgosesia e Coggiola si arriva alle Piane di Rivò, punto di partenza.

Ma perché andarci? Il monte Barone (circa 2000 metri) è la prima forte e improvvisa elevazione, salendo dalla piana, perciò la vetta è un balcone eccezionale: si vede tutta la pianura con le città e  dev’essere bellissimo il tappeto di luci dopo il tramonto … Dall’altra parte, la catena delle cime è tutta distesa in lontananza: dalle Marittime, al Monviso, fino al gruppo del Rosa, che sembra ad un passo. Poi si vedono i laghi e altri monti fino al lontano Bernina – il Bianco no, è nascosto da alti monti più vicini. Uno scenario unico.

Io non me la sono sentita di andarci subito il sabato: 1000 metri di salita in una sola tirata ormai per me sono un po’ troppi … Dai 1000 metri di Rivò ho cominciato a salire ai 1600 del rifugio Monte Barone: salita dolce e del tutto turistica, alcuni metri di corda fissa sono perfettamente inutili d’estate.

Sabato sera, quindi, ho fatto l’esperienza di una notte in rifugio, post COVID. Diciamo subito che, pur rispettando tutte le regole, non è cambiato molto. Cena distanziati (ma eravamo in pochi), chiacchiere coi rifugisti (un classico) e poi a dormire in scomparti isolati, usando sacchi a pelo propri e altri materiali usa e getta o sanificabili. Qualche scomodità, ovviamente, ma quando mai sono state comode le notti in rifugio? In compenso, qualità della cena davvero migliore del solito, con qualche ricercatezza della signora Mara che gestisce. Speciale anche la cortesia e disponibilità. Certo, temo che al mezzogiorno della domenica ci sia un po’ più di confusione ….

Al rifugio si fanno due stagioni, estiva ed invernale e, d’inverno, dev’essere un’esperienza parecchio più sfidante. Eppure mi pare che, per l’equilibrio economico, i gestori debbano avere altri redditi nelle stagioni intermedie: facendo il rifugista non si diventa ricchi.

Al mattino, salgo alla bocchetta e poi da lì per cresta in vetta. Essendo una domenica di giugno, gente ce n’è parecchia …. Quasi tutti salgono più svelti di me, ma, permettetemi una piccola vanteria, della mia età non ne vedo nessuno …. Giornata eccezionale, panorama stupefacente. Faccio qualche foto, ma chissà come verranno. Poi, pian piano, e con qualche indolenzimento nelle gambe, 1000 metri di discesa. Incontro anche un pastore con le pecore, che d’estate vive in baita.

Pensateci, quest’estate: passare in montagna una parte delle ferie può dare splendide esperienze inattese.

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