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Milano città metropolitana. Un laboratorio per l’ innovazione urbana

Un contributo di GIORGIO CAZZOLA.
La Città Metropolitana di Milano raggruppa 133 comuni con oltre 3 milioni 250 mila abitanti su una superficie di 1575 km quadrati. Istituita definitivamente con la Legge 56 del 2014 – riforma Del Rio sugli enti locali – ha mostrato molti punti deboli:

dal depotenziamento delle province con sovraccarico degli apparati burocratici regionali a ricadute negative su funzioni e competenze delle città metropolitane. Noi pensiamo che, dopo il blocco dovuto alla pandemia da Covid-19 , la ripresa delle attività produttive e della vita sociale possono diventare un momento di riflessione e un’opportunità per il consolidamento e lo sviluppo della città metropolitana. Milano, per il ruolo che ha sempre giocato potrebbe fare da battistrada per realizzare un vero governo di area vasta.

La Milano metropolitana necessita di un respiro lungo, supportato da scelte politiche e progettuali, e da una capacità creativa per superare i particolarismi integrando senza annullare le identità locali. Esempi a cui ispirarsi in Europa non mancano: Berlino, Londra, Vienna, Amburgo.

La Grande Milano dovrà farsi promotrice di un’alleanza innovativa fra politica, società, cultura ed economia. Bisogna rendere i non-luoghi nuovi luoghi con l’aiuto di architetti e urbanisti. Non si tratta solo di valorizzare operazioni di pedonalizzazioni, greenways, piste ciclabili, nuove agorà, caffè o piazze telematiche da collegare ai tradizionali assi di trasporto privato e pubblico. C’è tanto di più da fare. Milano grazie all’Expo del 2015 ha ottenuto una visibilità internazionale enorme. È stata una tappa di un percorso che parte da lontano e va lontano.
Milano e la sua grande area metropolitana, interconnessa con le esperienze urbane innovative dell’Europa, può risvegliare e intensificare un ruolo di traino nei confronti delle altre grandi aree metropolita. Nell’età della globalizzazione, forza non significa affatto difesa e irrigidimento di identità; al contrario è la capacità di costituire varie e molteplici identità che si possano riconoscere, sovrapporre, integrare.

MILANO: UNITÀ NELLE DIVERSITÀ

A Milano va riconosciuto il grande merito di aver saputo conciliare in un felice equilibrio unità e diversità, sia nell’età industriale che post-industriale. In quel periodo a Milano sono arrivati cittadini da ogni parte del Paese con differenti identità professionali. Cittadini che hanno imparato a conoscersi, a convivere, a lavorare insieme, a condividere idee, prospettive, innovazioni. Queste opportunità che la storia e la geografia hanno lasciato in eredità a Milano sono stimoli per rendere la nuova Città metropolitana un laboratorio su scala europea da cui far scaturire l’idea di una nuova cittadinanza.

Secondo le affascinanti analisi del sociologo Ulrich Beck (1944 – 2015), l’Europa o sarà cosmopolita o non sarà. Ma ciò che vale per l’Europa vale anche per Milano, che per molti versi è un microcosmo nel quale si rispecchiano difficoltà e opportunità della nostra comunità di destino.

La Milano nata dal dopo Expo ha bisogno di una narrazione che poggi su punti forti: capacità di accoglienza, capacità di comunicazione mediatica centrate sulla Città metropolitana. E questo può accadere solo attraverso una democrazia partecipativa che deriva da uno strategico arricchimento della qualità degli spazi urbani e dall’uso sapiente e misurato degli strumenti informatici. Spazi urbani dove i cittadini possono essere informati dei futuri possibili dei loro quartieri e della loro città e possono esprimere le loro opinioni, accumulando un patrimonio di esigenze e di proposte che gli amministratori e i pianificatori potranno adeguatamente elaborare.

UNO STATUTO PER LA GRANDE MILANO

Per la Città metropolitana, la possibilità quindi di darsi uno statuto autonomo e individualizzato equivale alla possibilità di elaborare una vera e propria costituzione dell’ente locale, grazie alla quale definire le regole più opportune di governo e di convivenza. Di pertinenza dello statuto possono così diventare: le questioni dei diritti e  doveri dei cittadini; le visioni della città che si vuole loro trasmettere; le modalità organizzative, per intervenire più efficacemente nei problemi che riguardano la loro vita quotidiana.

La scala del governo di aree vaste quali la Città metropolitana, proprio perché situata in una dimensione intermedia fra quella locale e quella nazionale, può reinventare l’immagine della funzione pubblica oggi di primaria importanza, anche e soprattutto in Italia. Una funzione pubblica vicina ai cittadini, non più percepita come direttiva e come omologante.

La posta in gioco della politica urbana e nazionale diventa dunque quella di coniugare autonomia e interdipendenza. La piena realizzazione dei singoli progetti di vita può aver luogo solo nel contesto di un sistema di supporti e di garanzie incrociate. Supporti e garanzie che facciano emergere un nuovo senso di solidarietà civica. In sostanza la prospettiva di una nuova cittadinanza fondata sull’intreccio indissolubile di unità e di diversità. La posta in gioco urbana e metropolitana è anche quella di contribuire allo sviluppo di una città creativa che moltiplichi le occasioni di incontro, formali e informali, tra individui, gruppi, linguaggi, competenze, punti di vista eterogenei e diversificati. Proprio questa molteplicità di incontri e di relazioni fra le culture dei singoli cittadini possono produrre una “massa critica” in grado di affrontare le sfide politiche, sociali, progettuali dei nostri giorni.

LE NUOVE MUNICIPALITÀ

Milano è una città fondamentalmente monocentrica. Le condizioni di accessibilità reciproca dei cittadini variano notevolmente in dipendenza degli attuali confini comunali. Confini che agiscono ancor oggi come membrana selettiva materiale e simbolica. Molti degli spostamenti fra i centri della provincia passano necessariamente per la città. Sul piano politico, un problema sostanziale generato dal monocentrismo milanese è che i cittadini della provincia, legati alla metropoli da tanti flussi di ordine non solo lavorativo, sono stati in qualche modo dimezzati: fruitori di una metropoli senza avere voce in capitolo sulle sue priorità e le sue prospettive.

Il mosaico istituzionale della Citta Metropolitana deve evolversi in forma adeguata a queste esigenze. E deve farlo affrontando il problema della segmentazione in nuove unità “municipali” (l’analogo dei Bezirke berlinesi o dei Boroughs londinesi) dell’intero territorio della nuova entità metropolitana.

È evidente che si pone un serio problema di accorpamento dei 133 comuni oggi esistenti. Anche in tal caso può essere utile uno sguardo comparato oltre le nostre frontiere.

La Grande Londra, con una popolazione di 8.982.000 abitanti, si compone di 33 entità distrettuali (Borough), la cui popolazione media di ognuna è di 272.000 abitanti.

Il Land di Berlino, con una popolazione di 3.769.000 abitanti, è suddiviso in 12 distretti amministrativi (Bezirke) e la popolazione media per distretto raggiunge i 314.000 abitanti.

Ponendo, per amore di argomentazione, una soglia di circa 270.000 abitanti quale popolazione media di nuove possibili entità municipali della città metropolitana milanese, questo significherebbe che gli attuali 133 comuni (3.260.000 abitanti) dovrebbero essere accorpati in circa 12 nuove unità. Davvero molto poche rispetto alla ricchezza delle identità comunali esistenti.

La ricerca di una dimensione “giusta” delle identità intermedie è oggetto di discussione.  Da preservare è il rispetto delle identità e delle vocazioni tradizionali cercando però di superare l’attuale polverizzazione amministrativa. D’altra parte, la struttura interna della Città metropolitana, la sua configurazione territoriale e le sue regole di governo pongono vincoli di varia natura che potrebbero però essere ritradotti in altrettante opportunità.
La discussione è aperta. Nel prossimo futuro si proporranno alcuni spunti e proposte sugli aspetti operativi della struttura in ambito politico e amministrativo del territorio e delle linee guida possibili.

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