La superficialità del discorso pubblico, ad esempio sul Corriere della Sera

Sembra doveroso “fare debunking delle fake news”, come si dice oggi, cioè smascherare le bufale. Ma cosa fare se le bufale vengono diffuse dai media più importanti? Sul Corriere di ieri (entro un articolo di Fubini, più interessante del solito) leggo il cedimento ad una sciocchezza molto diffusa in questi giorni e frutto di pura ignoranza

Cito testualmente: “30% di imprese che hanno usato la cassa integrazione COVID senza subire cali di fatturato (e probabilmente facendo lavorare gli addetti in nero).” Ma come si fa a dire che chi non ha subito cali di fatturato in due mesi non abbia avuto danni? E’ come dare per scontato che il ciclo produzione-vendita- fatturazione delle imprese debba esaurirsi per tutte entro 60 giorni.

Chiunque abbia una minima conoscenza del mondo produttivo sa bene che non è così: è del tutto logico pensare che per un 30% dei casi l’eventuale produzione di marzo aprile avrebbe dovuto alimentare  fatturazioni successive. Ciò vale ad esempio per tutte le aziende che operano a commessa o a progetto: non consegno una nave in 60 giorni, per fare un caso estremo, ma in quei tempi nemmeno  riesco a fare il progetto esecutivo di un ponte! Se quindi non ho ordini per il futuro, non farò produzione – ma fatturo quel che sto consegnando.

Aggiungo che anche per la produzione di massa si agisce non solo su ordini acquisiti ma, almeno in parte, su previsione di ordini. Se credo che la vendita di auto sia destinata a flettere, rallento subito i ritmi produttivi, per non trovarmi i piazzali pieni di invenduto [in questi anni, si è lavorato per accorciare i cicli e ridurre le scorte col JiT, ma ci sono limiti tecnici].

Io non ho cieca fiducia nella correttezza di comportamento dell’impresa, ritengo gli imprenditori perfettamente capaci di comportamenti disinvolti. Ma, per favore, accusiamoli con argomenti che stanno in piedi. Invece, il mondo politico si beve qualunque cosa. Mi irrita ancora ricordare la diffusione dell’allarme per il fatto che il divieto del terzo rinnovo dei contratti a tempo, voluto dai 5 S,  avrebbe provocato una grande cifra di disoccupati aggiuntivi. Questa evidente bufala era stata scoperta da uno degli “esperti economici” del PD e ospitata sulle pagine del nostro maggiore quotidiano finanziario. Molti, probabilmente, si saranno messi a ridere. Ma nessuno, allora, lo ha detto pubblicamente

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